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Indagini illegali: Ghioni riuscì a violare la rete informatica della Kroll

Milano, 6 febbraio 2008
Fonte ANSA


Il Tiger Team di Telecom, guidato dall'ex responsabile della sicurezza informatica della società di tlc, Fabio Ghioni - coinvolto nell'inchiesta della magistratura milanese sulle indagini illegali - riuscì a violare la rete della Kroll, l'agenzia investigativa più importante del mondo, «rendendole pan per focaccia». A sostenerlo è lo stesso Ghioni, intervenuto, nelle sale della libreria Feltrinelli Duomo, alla presentazione del volume La Repubblica del ricatto scritto da Sandro Orlando.
 
«L'azienda - ha spiegato ad una folta platea - era indagata dalla Kroll, la multinazionale dello spionaggio mondiale. Ci è stato chiesto di risolvere la situazione con qualsiasi mezzo. Noi lo abbiamo fatto, abbiamo reso pan per focaccia» alla società statunitense e «usato le informazioni» ricavate «in maniera proficua». «Abbiamo bucato il sistema informatico della Kroll - ha aggiunto - e abbiamo scaricato 40 gigabyte di dati. Dossier e indagini che facevano loro. Un archivio organizzato in dossier», ha proseguito Ghioni replicando, a chi gli chiedeva se ve ne fosse uno dedicato a Massimo D'Alema, con un «non ho visto dossier su D'Alema».

«Ho visto quello che è stato scritto sui giornali, ossia che la commessa era di Tavaroli». Così ha risposto invece a chi gli chiedeva se, durante il suo operato nella società di telecomunicazioni, fosse stato a conoscenza di dossier commissionati dall'Inter o di intercettazioni ad hoc. Quella commessa, ha aggiunto «non era una cosa informatica». Giuliano Tavaroli, ex capo della Security di Telecom, arrestato per le indagini illegali, aveva ammesso tempo fa che, su indicazione dell'Inter, c'erano stati dei controlli su alcuni personaggi del calcio (l'arbitro De Santis ma anche Bobo Vieri e altri giocatori interisti), svolti con la collaborazione dell'investigatore fiorentino Emanuele Cipriani. Si era parlato di dossier ma non di intercettazioni.

A chi dalla platea gli chiedeva se non avesse mai sentito il dovere di andare a denunciare alla magistratura quanto stava avvenendo, ha risposto: «Ho avuto crisi di coscienza ma ti fanno una richiesta dal top management, hai un posto di lavoro e una famiglia. Si può scegliere: io ho fatto la scelta sbagliata». Incalzato dalle domande del pubblico, ha poi toccato il tasto dello spionaggio industriale, definendolo «diverso dal dossieraggio» e una pratica non così occulta nel campo delle società internazionali. «Da quello che ho potuto vedere - ha aggiunto - non c'è azienda al mondo che non lo faccia: viene tenuto privato, anche da parte di chi lo subisce. Di solito si reagisce rendendo pan per focaccia». E a chi chiedeva, invece, il perchè dell'incursione informatica, avvenuta nel novembre 2004 ai computer di Rcs - in particolare a quelli dell'ex ad Vittorio Colao e del vice direttore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti - Ghioni ha risposto con un «questo non lo so». È ragionevole pensare che la richiesta potesse venire dai piani alti dell'azienda, magari da Marco Tronchetti Provera? è stato domandato nuovamente dalla platea. «Non lo so» è stata la replica di Ghioni, «c'è una indagine in corso».

Pubblicato il 7/2/2008 alle 17.53 nella rubrica Repubblica del ricatto.

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