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Non posso mai fidarmi della mia memoria...

Cara Sabina,
non sai quanto invidio la tua memoria, davvero. Magari l’avessi anch’io! E invece mi tocca per l’ennesima volta riprendere in mano i faldoni relativi ai procedimenti a carico di Mario Scaramella. Sono centinaia di carte, non sai quante volte le ho rilette.

Anzi, per comodità sai cosa faccio? Pubblico sul blog i testi integrali delle intercettazioni delle telefonate tra Scaramella e tuo padre che ho riportato nel mio libro, così ognuno potrà farsi un’idea se la ricostruzione che ne ho fatta è corretta oppure no.

Si riferiscono a sette telefonate che il senatore e Scaramella si sono scambiati tra il 27 gennaio e il 16 febbraio del 2006, conversando per complessivi 61 minuti e 27 secondi. Se uno parla per più di un’ora dello stesso argomento, sarà più difficile che possa venire frainteso, no? Ma insomma, giudicherà chi legge.

E poi magari discuteremo di quelle frasi che mi continuano a ronzare nella testa. Come quella dopo «l’incontro col Capo»:
«Ho capito che ha voglia di giocare all’attacco, ha detto “Intanto però li costringiamo a difendersi”… questa l’ho trovata una reazione estremamente positiva» (p. 54). O il suggerimento di Oleg (Gordievskij) su come si raccolgono informazioni a Mosca: «Vai e dai duecento dollari a qualcuno» (p. 56).

O anche quella considerazione finale del senatore sulla «ciccia da spendere» alla vigilia di una conferenza stampa sulla Mitrokhin, con Scaramella che lo blocca perché manca «il colpo principale» e si dovrà aspettare «dopo la tua presentazione per far uscire il nome» (p. 67). Che sia il nome di Prodi?

Quanto ai quattro ucraini arrestati in provincia di Teramo il 16 ottobre 2005 a bordo di un furgone con a bordo due granate, allego il testo di un’intercettazione tra Scaramella e sua moglie (pp. 26-27), in cui quest’ultima parlando della notizia dell’attentato capisce che «non è vera sta cosa…». «No… non tanto», gli risponde Scaramella.

Tieni presente che la telefonata è dell’11 novembre 2005.
Lo stesso giorno Scaramella integra ulteriormente le precedenti denunce nei confronti di Alexander Talik, che ha indicato come l’organizzatore di un attentato ai danni suoi e del senatore, con alcune informazioni su un ritrovamento di armi di cui è entrato in possesso abusivamente spacciandosi per agente dei servizi.

Leggo dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Gabriele Muntoni di Roma nel dicembre 2006:
«in data 11 novembre 2005, presso la Squadra Mobile di Napoli, integrava le precedenti dichiarazioni nei confronti del Talik comunicando di aver appreso che questi avrebbe avuto la disponibilità nel precedente settembre di armi auomatiche di fabbricazione straniera (una pistola luger, fucili a pompa, etc.) in un immobile in Napoli via Ventraglieri 40, asserendo di aver avuto tali informazioni dalle sue fonti già citate: le armi, corrispondenti a quelle indicate, erano state effettivamente rinvenute a quell’indirizzo in data 21 settembre, a seguito di perquisizione di iniziativa di una squadra di “Falchi” della Questura di Napoli; lo Scaramella in data 9 novembre aveva richiesto copia del sequestro a un componente della pattuglia operante asserendo di averne titolo in qualità di agente dei servizi».

Un’arte, quella di mascherarsi, che era costata a Scaramella già nel 1994 una condanna in primo grado da parte del tribunale di Santa Maria Capua Vetere per usurpazione di titolo e di pubbliche funzioni.

Vale la pena rileggersi la sentenza di primo grado, che pubblico ugualmente sul blog, per capire chi è il personaggio Scaramella. [Aggiungo per completezza che la sentenza venne poi annullata in appello, con una motivazione «in punta di diritto», come ha ricordato lo stesso pretore de Falco, perché si decise che commissario non era un termine «tecnico», dunque poteva avere anche altri significati].

Infine, la questione patteggiamento. Mi risulta che anche Berlusconi e Previti se ne siano serviti, quando non hanno beneficiato di prescrizioni, amnistie e depenalizzazioni varie. Immagino che anche per loro varranno gli stessi argomenti che usi per difendere Scaramella. Fino a condanna definitiva si è innocenti - giustissimo - lo ricorderai nei tuoi spettacoli anche per il «Nano», nevvero? Oddio, in realtà non mi ricordo più. Eppure li ho visti tutti…. Lo dico che non posso mai fidarmi della mia memoria…

Ossequiosamente
il suo Sandro Orlando

I testi integrali delle intercettazioni

La sentenza di primo grado per usurpazione di titolo e funzioni pubbliche nei confronti di Scaramella

La recensione di Angelo D'Orsi su La Rinascita (28 febbraio 2008)

L'intervista andata in onda su Eco Radio (25 febbraio 2008)

Pubblicato il 1/3/2008 alle 10.50 nella rubrica Repubblica del ricatto.

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